zedla zone


BROTHER
luglio 30, 2007, 11:37 pm
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Chiudi gli occhi e immagina un prato dove è appena stata tagliata l’erba. Immagina che in questo prato siano piantati a terra tanti paletti di legno. Immagina che tutti questi paletti siano collegati fra loro da un sistema di fili bianchi e sottili: il paletto A sarà collegato con B che sarà collegato con C che a sua volta sarà collegato con A e via di seguito. Immagina che il filo che collega B e C si spezzi, C rimarrà comunque collegato ad A. Inoltre immagina che le estremità del filo spezzato si stringano in un paletto più vicino rispetto alla distanza tra B e C. Le combinazioni sono innumerevoli e se il filo si spezza non lo fa per caso.

Immagina che sia resistito fino ad ora, che abbia affrontato il forte vento e il calore del sole. Non chiederti perchè si sia spezzato proprio adesso, non avrai mai una risposta e anche se tu la ottenessi non ti consolerebbe. Ripensa a quelle estremità, stanno creando nuovi nodi, nuove soluzioni. Alcune ti piaceranno, altre un po’ meno. Ma che tu lo voglia o no, non smetteranno mai di generarsi. Ed è l’unico motivo per continuare a lottare.

Non è un caso, non è la sfiga: è la vita, come hai detto tu.

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NOIR
luglio 27, 2007, 11:51 pm
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Era un vecchio bar che puzzava di candeggina. Lo straccio grigio e stanco era stramazzato da qualche parte, in un angolo nascosto ma non troppo. Come ogni mattino aveva leccato e rileccato le solite mattonelle rosse, alle quali il tempo aveva sottratto l’originale brillantezza. Sul bancone di acciaio erano disseminati dei granelli di zucchero orfani della loro bustina. Faceva caldo, un caldo insopportabile. Ordinai un’acqua e menta e appoggiai le braccia appiccicaticce sulla superfice inserorabilmente calda del bancone. La colonia di zucchero migrò immediatamente sulla mia pelle.

Benone, pensai, ora devo affrontare pure il bagno.

In quel locale c’erano i soliti quattro gatti di settant’anni, che un tempo erano i soliti quattro gatti di vent’anni. Le loro abitudini non erano cambiate, come quel bar che ogni mattino spremeva China Martini per colazione e “ombre de moro” tutto il giorno. I giovani venivano solo a comprarsi le sigarette ma poi si ammassavano tutti nel nuovo bar, sorto lì vicino: un cubo di cemento con i tavolini all’aperto e l’oliva nello spritz.

L’altra categoria di frequentatori del Bar Sport erano gli extracomunitari. Non erano giovani, non erano vecchi, erano soltanto “extra”. C’era da apprezzare lo sforzo dei vecchi di stabilire un contatto sfoderando un ampio repertorio di battute leghiste. D’altra parte c’era da ammirare alcuni “extra” che ridevano di gusto sfoggiando qualche dente dorato. Erano brava gente, non avevano mai dato noia a nessuno e se ne stavano nel loro bar-ghetto osservando le macchine che passavano davanti (probabilmente dirette verso il bar-cubo).

La porta in fòrmica del bagno era stata forzata, infatti era impossibile chiuderla bene. Appoggiai una mano per tenerla chiusa mentre il resto del corpo era impegnato in una curiosa acrobazia. Ero impegnata a preservare un minimo di igiene e di riservatezza quando mi ritrovai di colpo seduta su quella schifosa tazza di estranei.

to be continued



MESSAGGIO INPASTATO
luglio 23, 2007, 10:59 pm
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Sfilo e srotolo: “Se il mondo è senza senso, nostra è la vera colpa. Aspetta la nostra impronta questa palla di cera”.

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Non so se credo nel caso o se credo nel destino. Credo forse ad una casualità dalla quale poter attingere per riflettere su certi segni, su certe frasi, pensando che siano quelli giusti al momento giusto e rivolti proprio a me. Tanto cosa ci perdo? Assolutamente niente. Poi magari è vero che esiste una fitta rete di collegamenti che non vedo ma della quale faccio parte. E allora mi sforzo di vedere e di immaginare una realtà altra, sotterranea o più alta del cielo, che pulsa e aspetta di essere ascoltata per respirare assieme a lei.



COME QUANDO
luglio 18, 2007, 1:27 pm
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Indossò un paio di pantaloni neri in lino e una camicia a fiorellini viola. Si crepava dal caldo e anche da qualcos’altro. Non c’era molta gente, si aspettava di vederne di più. Prese posto verso il fondo ringraziando il Signore che almenò lì, nella Sua casa, poteva trovare fresco conforto, spirituale e fisico. Si sforzò di pensare a lui come un essere umano qualsiasi venuto a mancare. Cercò di ricordardarlo mentre sorrideva o faceva qualcosa di gentile. Ripensò ai suoi vizi, alle cose che era solito ripetere più e più volte al giorno. Non le uscì nemmeno una lacrima e non le venne nessun nodo in gola. Non era come quando da piccoli si recitava una parte durante un gioco, e per non ridere si pensava a qualche parente morto o vivo ma immaginato morto. Non funzionava questa volta.

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Uscì dalla Chiesa, ne aveva avuto abbastanza. Si avviò verso casa e iniziò ad inviare il suo curriculum. Chiuso per lutto, chiuso per sempre.



LADRUNCOLI DELLA RETE
luglio 16, 2007, 7:48 pm
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Non c’è niente che non si possa rubare, l’anima forse.. quella la puoi vendere. Immagina di scrivere qualcosa di tuo e di bello, poi immagina di ritrovare quelle stesse cose ma con una firma che non è la tua. Romanticamente potresti pensare di esserti scontrato con uno spirito affine, poi realisticamente realizzi di aver incontrato un ladro.

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Mi capita troppo spesso di non aver nulla da scrivere ma non ho mai pensato di rubare i post degli altri. Al massimo posso prendere lo spunto per riflessioni personali.. mah.. che gente…

Caro Umby, sei fortunato perchè puoi attingere ad un grandissimo bacino di pensieri ma ricordati di trascriverli anche sul palmo della mano quando incontri le tipe!



VITTORIA O SCONFITTA
luglio 10, 2007, 1:22 pm
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C’era un prato verde che ricopriva delle piccole colline di terra, eravamo tutti in festa.. forse era il matrimonio di qualche amico.

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Ci diedero la notizia ma non eravamo sconvolti, eravamo solo incuriositi. Volevamo vedere cosa dicevano alla televisione. Ci avviammo verso il bar col sorriso in bocca: I paesi dell’est avevano appena dichiarato guerra all’Italia.

Cosa c’era da ridere?

Per fortuna è solo un sogno….. :-/

Poi ci ripenso e mi ricordo che esattamente un anno fa vincevamo i mondiali e lo stesso gruppo di amici faceva il tifo nel parco dello Sherwood.



No title
luglio 7, 2007, 1:43 am
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Non ho niente di interessante da scrivere. Non che io scriva di solito cose interessanti… però anche se sono stupidaggini cerco di vestirle bene e così fanno la loro figura. Poi in realtà è anche vero che questo blog non è nato per esprire qualcosa di particolare ma esclusivamente per buttare giù quello che mi passa per la testa. Quindi, se non riesco nemmeno a scrivere stupidaggini significa che c’è un problema, e il problema è nella mia testa. Ma ce l’ho ancora una testa? Mah.. ho qualche dubbio. Comunque l’unica cosa sensata che ho detto ultimamente è questa: la cosa importante è farsi le domande senza aspettarsi di avere risposte immediate e/o future. Se arrivano bene… ma non arriveranno mai se prima non si pensa alle domande.

Per concludere vorrei cercare di ribadire un concetto a me molto caro: le migliori intuizioni arrivano spesso guardando con occhi semplici la realtà circondante. Forse questa è ingenuità, forse è furbizia travestita, forse vado a letto e ci rinuncio. Ciao.