zedla zone


REVIVAL
marzo 29, 2007, 9:05 pm
Filed under: Uncategorized

Quando non è più tutto nuovo si inizia ad invecchiare.

Quando si comincia a distinguire le cover dagli originali allora inizia la memoria storica dell’individuo.

Questo momento potrebbe accadere a 15 anni, circa.

Il Revival storico di uno stile può avvenire dopo 15 anni dalla sua prima comparsa.

Non riesco a fare un dirscorso organico. Accontentarsi.



L’ULTIMO ATTO
marzo 27, 2007, 11:51 pm
Filed under: Uncategorized

Era ricco sfondato… e solo. Aggiustava scarpe: le metteva in forma, le ricuciva, le riportava allo splendore che avevano quando ancora odoravano di incontaminato. Nel suo stanzino l’odore di pelle e colla era impreganto nelle pareti tapezzate di poster. Doveva aver visto qualche documentario alla televisione o forse quand’era giovane si era permesso un viaggio in Francia perchè in quei poster c’era la rappresentazione del suo sogno: Versailles.

calzolaio.jpg

Era ricco sfondato e non aveva famiglia, tantomeno eredi. Decise di impegnare tutti i suoi soldi nell’unica cosa che gli era fedele: la sua casa. Doveva diventare come quella reggia, passo dopo passo, anno dopo anno.

Iniziò i lavori aggiungendo sul pergolato delle sottili colonne di gesso, poi acquistò diverse statue di Veneri greche e piantò la siepe che fece regolare da un giardiniere. Colorò l’ingresso di rosa e di verde e ogni anno ripassò la tinta. Nel complesso risultava aprezzabile lo sforzo ma il risultato era molto discutibile.

L’ultimo atto fu quello di rivestire il muretto esterno con del marmo nero. Non uscì mai più di casa, la montagna di scarpe da aggiustare nel frattempo lievitava a dismisura. Nessuno seppe più nulla di lui per diversi giorni.

La sua casa era l’unica cosa che gli era rimasta fedele, in eterno.



CLI
marzo 26, 2007, 1:38 pm
Filed under: Uncategorized

Clicco sul mio blog in maniera compulsiva e controllo se c’è qualcosa di nuovo, ma ca$$o sono io quella che deve scrivere! Tra poco compiamo un anno. A volte sono così incasinata che scrivere diventa terapeutico, altre volte invece non serve a nulla, anzi, è meglio lasciare il cervello in ammollo per un po’ fino a quando si disappannano i vetri.. della Clio…che se non fosse per lo straccio giallo potrei essere abbracciata ad un platano..

gonzaga.jpg



PICCOLO MOSTRO
marzo 21, 2007, 8:51 pm
Filed under: Uncategorized

Si svegliò all’improvviso quando era già in atto la digestione. Iniziò ad urlare dalla pancia, era piccolo, nero, gonfio e peloso e sulla cinta aveva infilati una dozzina di coltelli ben affilati. Quando vide passare il primo fantoccio sfortunato iniziò a mirare e a colpire prima una, poi due, poi tre volte e ancora. Intanto lei era uscita dalla scena e osservava il tutto da fuori incapace di metterlo a tacere. Quando lo sfogo si esaurì in ferite difficili da richiude, lo rimise a letto rimboccandogli le coperte. Non voleva perdere quel piccolo mostro che viveva dentro di lei ma quando esagerava… esagerava. Punto.

goya.jpg

I sogni di lui erano gli incubi di lei. Anche se lui dormiva il disturbo era costante.

Il sonno della ragione genera mostri. F. Goya



PORTE SCORREVOLI
marzo 19, 2007, 9:12 pm
Filed under: Uncategorized

Tutto quello che siamo, il nostro modo di parlare, di vestire, di amare, di arrabbiarci e di pensare è il frutto di coincidenze.

sequenza_porte_10.gif

Spesso mi fermo a pensare come sarebbe stato “se”… E mi chiedo sempre “se”, in fin dei conti, sotto sotto, le coincidenze non vissute avrebbero portato allo stesso risultato. Come quando si dice: “credi alle coincidenze o credi nel destino?”. Io rispondo che credo nelle coincidenze perchè il destino non lo conosco. E faccio fatica a pensare che se avessi aperto altre porte sarei come sono adesso. Mah.. mistero.. della fede!



PEZZI
marzo 12, 2007, 8:45 pm
Filed under: Uncategorized

Prese le macchina dopo aver raccolto ogni singolo pezzo del suo corpo dolente e ancora ubriaco. Il sole alto spaccava gli occhi già rotti per conto loro. Non sarebbero bastati nemmeno due paia di occhiali per ripararsi da quella splendida giornata di luce e calore che l’aveva catapultato nella realtà dei vivi, di quelli che alla domenica hanno tempo da perdere e guidano col cappello. Semaforo: c’è sempre un semaforo che chiede di essere guardato e assecondato. Fin troppo… si fermò col verde e l’auto che stava dietro emise un lamento, ma ormai era già arancione, tanto valeva aspettare il rosso e riposare un po’ la gamba. Mise l’auto in folle.

Quella strada era sempre la stessa, lunga ed interminabile, era la Route di San Floriano ma non c’erano le palle di sterpame che rotolavano come nei film americani. C’era una pezza e un po’ più avanti un guanto, un motociclista doveva aver fatto un botto oppure semplicemente il bauletto della sua moto aveva deciso di aprirsi a tradimento.

strada1.jpg

Con lo spostamento d’aria il guanto si gonfiò e si strinse a pugno.

Terrore. Era vivo ma almeno non gli aveva fatto il dito.



HOSPITAL
marzo 10, 2007, 1:50 am
Filed under: Uncategorized

Non ci andava mai all’ospedale e, nei rari casi in cui le capitava, non riusciva a trovare parcheggio fuori e allora tentava di parcheggiare dentro. Ma il tizio del baracchino non la lasciava passare perchè non aveva il coraggio di mentire su falsa emergenza. Le visite sono dalle 19.00 alle 20.00, alle 19.45, dopo aver parcheggiato non troppo vicino, finalmente si addentrò nel sentiero che sembrava portasse ad un bosco più che al reparto cardiologia.

Un’infermiera si stava fumando la sua pausa.

infermiera.jpg

Entrò dal portone e notò come fosse molto curioso l’accostamento del reparto geriatria con cardiologia e ostetricia. Raggiunse il secondo piano tra l’urlo di una partoriente stremata e il fastidio di una porta da oliare. O forse erano la stessa cosa? Stanza numero nove: eccolo! Lo sapeva che sarebbe arrivata e la stava aspettando anche se non gliel’avrebbe mai dato ad intendere.

Aveva snobbato la cena perchè non gli dava nessuna soddisfazione mangiare quella robaccia insipida. Cercò di farlo ridere e si sorprese quando iniziò lui a far ridere lei.

La flebo gocciolava lenta e sbadigliavano discorsi esauriti.

Erano già le 21.00. E se la polizia l’avesse presa perchè era ampiamente fuori dall’orario delle visite? Salutò lo zio raccomandandogli di non cadere dal letto anche quella notte e attraversò nuovamente il boschetto. Non aveva nemmeno chiuso la macchina.

Alcune cose sono fin troppo prevedibili, altre un po’ meno. Non so cosa sia meglio.