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ANCHE IL BRUTTO è ARTE (STRALCIO DELLA tESI)
dicembre 14, 2006, 12:33 am
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Lo so che è lungo ma è interessante, su dai ho riassunto un concetto spinoso..

…William I. Miller, professore di diritto alla “Michigan Law School”, si spinge oltre affermando che non sappiamo esattamente come si formi un codice estetico che possa giudicare ciò che è “bello” e ciò che è “brutto”. Tale contrapposizione è usata spesso dalle classi culturalmente più elevate per distinguersi dalle persone con uno status sociale inferiore, ma che può portare ad una paradossale attrazione per il “brutto”, che a sua volta presuppone l’esistenza della bellezza.
Bisogna insomma che ci sia un codice estetico di riferimento. Una volta codificato come tale, però, il brutto diventa più interessante del bello perché ci permette di rompere gli schemi.
Ciò che è bello, pulito ed elegante è così associato al mondo delle regole e delle convenzioni, mentre il brutto, lo sporco se non addirittura cattivo rientra nell’ambito della libertà e della ribellione. Allora, forse, il brutto è soltanto ciò che non è ancora stato scoperto e ricondotto entro binari a noi familiari e per questo è così attraente.
Secondo il prof R. Bodei, il brutto è sempre stato considerato come l’ombra del bello, quindi sostanzialmente, all’inizio della nostra civiltà, il brutto ha la caratteristica analoga a quella del falso o a quella del male morale, cioè se ne vuole negare l’esistenza positiva.
Nella filosofia greca, soprattutto da Platone a Plotino, che più hanno teorizzato questi concetti, il brutto si presenta appunto sotto la forma del “non-essere”. Ad esempio, quando una statua manca della proporzione giusta la statua è brutta; si dice che è colpita dalla maledizione del non-essere, nel senso che c’è qualche cosa che non dovrebbe essere così.
Il brutto poi, è sempre legato all’idea di una minaccia, di qualche cosa che il bello riesce a domare, ma non completamente.
Il brutto è lo spuntare, per così dire, del caos nell’ordine. Quindi l’unica strategia per capire che cosa è il brutto, è di strapparlo nella sua storia da questa assenza di vero, di buono, e vedere come acquista progressivamente caratteri ben determinati e, anche questo progressivamente, diritto di cittadinanza nella patria dell’arte. Si è abituati a pensare che l’estetica sia soltanto estetica del bello, mentre invece la teoria, dall’Ottocento in poi, non hanno fatto distinzione tra il bello in senso classico, cioè come modello, e il bello che contiene degli ingredienti di brutto.
Esiste quindi, ancora un’idea di bello che è classica, la contemporaneità ha assunto dei modelli e considera brutto tutto ciò che non corrisponde ad essi, che ha degli scarti. Però, con questo criterio, in fondo classicistico, winckelmanniano, si dovrebbero considerare gran parte delle produzioni artistiche, artistico-religiose della nostra storia come non belle.
Dunque l’arte come prassi ha utilizzato il brutto. Si pensi alle rappresentazioni drammatiche medioevali, a Iacopone da Todi; anche la musica del Medioevo, non essendo stata riportata al clavicembalo ben temperato bachiano, ha qualcosa di stridente.
Il mondo, guardato in se stesso non obbedisce più ai canoni rigidi, classici. Quindi c’è una sensibilizzazione per il brutto, cioè per il non-classico, che matura lentamente per circa due secoli.
Seabrooks, critico e collaboratore del “New Yorker”, aggiunge che la vecchia opposizione cultura alta – cultura bassa, arte modernista e arte di massa, non funziona più. Anzi, la cultura commerciale è occasione di status e non di disprezzo, opponendo così la sua visione delle cose al criterio di M. Arnold secondo il quale “il meglio che sia stato pensato o scritto” non esiste più lasciando il posto al “flusso” dove qualunque aspetto della moda funziona. Per Seabrooks l’unico standard condiviso sul quale fondare il giudizio è l’identità, considerando ad esempio la cultura pop non come cultura di massa, ma come cultura popolare alla quale apparteniamo.

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3 commenti so far
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per quanto non sappia leggere nè scrivere, per quanto non abbia studiato arte, per quanto sia uno zotico, penso che l’Arte non sia il bello, non sia il brutto. Sono due categorie soggettive di giudizio. L’arte non si spiega. Si intuisce. È il veicolo attraverso cui l’artista si fa portavoce universale di un concetto condiviso. Sia esso bello o brutto, buono o cattivo, bene o male.
uno zotico

Commento di fabio

Il fatto è che molto spesso ciò che non rientra negli standard definiti dal classicismo non viene capito e perciò apprezzato..

Commento di zedla

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