zedla zone


AUGURI
dicembre 23, 2006, 3:00 pm
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Ok ci siamo, come da promessa provo a fare un piccolo bilancio. Avevo detto che la cosa più importante è imparare, bene, ho imparato molte cose, alcune le ho “imparate meglio”, altre le ho apprese di sana pianta. Alcune sono legate strettamente alla materialità altre invece alla mente e allo spirito.

Iniziamo dal basso: ho finalmente imparato ad usare un programma utilissimo per il mio lavoro sostituendolo all’altro ormai obsoleto. Ho migliorato la tecnica anche se ho ancora molto strada da fare, ho imparato a conoscere i miei limiti e capire cio’ di cui posso aver bisogno per migliorare professionalmente. Poi ho imparato a mangiare le verdure bollite (la sbobba) usando come condimento il Gomasio, vanno giù molto meglio. Ho imparato a confrontarmi con la caldaia mal funzionante senza farmi prendere dal panico… e dal gelo…Ho imparato che la trombonave sarà anche economica ma è uno squallore unico. Ho imparato che la Finlandia è bellissima e costosissima. Ho imparato che Stoccolma e Berlino sono meravigliose. Ho imparato che a Monaco c’è l’orologio con le marionette che fanno lo spettacolo solo poche volte al giorno. Ho imparato che nei paesi del Nord se cammini sulle piste ciclabili sei morto.

Ho imparato ad incazzarmi di meno e ad aver più pazienza, anche se non è mai abbastanza. Ho imparato a riconoscere in maniera più chiara i miei gusti musicali: elettronica. Ho imparato che ci si può servire di mezzi come community, chat e blog per conoscere le persone e soprattutto ho imparato che ne possono nascere dei bellissimi rapporti. Quindi ho imparato che esistono più modi per allargare le conoscenze. Ho imparato che allargando le proprie amicizie si ha più voglia di fare e sperimentare. Ho imparato che ogni persona è l’inizio di un viaggio e che basta soltando decidere di intraprenderlo. Ho imparato che è di più quello che ricevo rispetto a quello che dono. Ho imparato che si può essere quello che si desidera e che è importante non demordere. Ho imparato a voler bene e a fidarmi. Ho imparato che i regali più belli sono quelli inaspettati.

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Auguri amici, a chi è credente dico anche Buon Natale, a chi non lo è non lo dico perchè l’ipocrisia mi sta proprio lì. Non è la festa di Babbo Natale o dell’albero con i regali e il panettone… ricordiamocelo. A tutti dico Buon 2007, credo che il più bel regalo sia la serenità, condizione dell’essere più duratura della felicità. Vi abbraccio.

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OPS
dicembre 22, 2006, 3:27 pm
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Scusate sto cercando di personalizzare “natalisticamente” il blog…
🙂
Povero Gesù…



CHE FINE FARà BABBO NATALE?
dicembre 20, 2006, 9:18 pm
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Babbo Natale sta facendo una brutta fine. Ho notato che lo prendono molto in giro negli spot pubblicitari… perchè arriva troppo presto e non gli aprono, perchè ha problemi con le renne, perchè si dimette in quanto c’è chi ha sempre dei regali migliori dei suoi da proporre.

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Ieri sera stavamo chiacchierando fuori dal bar e ho visto il Babbo Natale arrampicatore sulla vetrina interna, tutto sommato non era nemmeno così brutto, mi ha fatto pena. Poi ho osservato che quest’anno l’arrampicata sta portando i suoi frutti e molti Babbo Natale gonfiabili popolano i terrazzini di minuscole case. Fra qualche anno ci saranno i Babbi Natale che volano?

Mah…

E i più piccini? Poveri.. avranno una confusione in testa…



INCREDIBILE
dicembre 19, 2006, 4:20 pm
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In questo momento vorrei avere i superpoteri.
Chi vorrei essere? Un personaggio cattivo, ma tanto cattivo.

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Anche se lui alla fine è buono.. e tu?



WE ARE THE CHAMPIONS
dicembre 18, 2006, 4:49 pm
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8.056 visite ad ora. Abbiamo superato ampiamente il limite preposto. Sicuramente i miei affezionati avranno aperto e chiuso questa finestra un sacco di volte per farmi contenta. Infatti apprezzo molto, non tanto perchè abbiamo superato la meta ma perchè mi fate compagnia! Non fraintendetemi.. chi mi legge mi conosce personalmente e sa che non sono una criceta in gabbia pc dipendente… però trovo sia bello che ogni giorno o quasi ci possiamo scambiare i nostri pareri e pensieri anche attraverso questo mezzo. Mamma mia son così sdolcinata a volte che mi faccio vomito da sola. Cosa significa tenere un blog? Un mio amico me l’ha chiesto e gli devo ancora rispondere perchè non è semplice rispondere, adesso ci provo…
Allora prima di tutto un blog viene aperto. Perchè? Nel mio caso per provare poichè non sapevo cosa volesse dire e come funzionasse. Ne ho aperti 5-6 prima di trovare quello giusto con wordpress col quale comunque ho scazzato parecchie volte. Adesso si comporta bene e allora continuo a scrivere nello spazio gratuito anche se mi ha detto che ho superato il 40% di spazio disponibile e mi chiede cortesemente di comprare spazio in più.. mannaggia.. Una volta aperto non avevo le idee chiare dal principio. Poi un po’ alla volta ho iniziato a scrivere in particolar modo i miei pensieri e le cose che mi capitavano, perchè la cosa bella del blog è che può funzionare da diario dove appuntare le cose che ritengo importanti o divertenti… e così me le rivado a leggere e so che ogni mia piccola e stupida genialata non va persa, prima di tutto dalla mia testa. Poi una volta che la ruota inizia a girare si scatenano una serie di eventi collaterali. Prima di tutto il fatto che qualcuno inizia a leggere, e ci si augura, commentare. Poi il voyerismo porta a dare sempre più di un’occhiata al giorno alle entrate provenienti appunto dall’esterno. Quindi nel mio caso posso vedere da quali siti sono giunti a me, da quale tipo di ricerca libera hanno effettuato per poi trovare fra i vari link anche il mio, posso vedere quante volte è stato letto un articolo ogni giorno e il totale delle visite giornaliere. Poi ogni commento per essere fatto necessita che venga inserito anche l’indirizzo mail, e se non è fasullo posso risalire a chi ha commentato e spedirgli pure una mail. In ogni caso leggo l’ip (ovvero il codice di rconoscimento del computer). Che altro dire? Che a volte non ho proprio nulla da scrivere e ho notato che questo vuoto letterario colpisce un po’ tutte le persone che tengono un blog.. e allora si ricorrono a diversi espedienti che non posso raccontare sennò posso anche chiudere direttamente tutto quanto e ciao ciao. Un mio amico diceva che per scrivere un buon post (ovvero un post che viene letto e commentato) bisogna metterci dentro un po’ d’ironia, un po’ di contenuti e un po’ di non sense. Tipo questo non è per niente ironico e mi fa abbastanza schifo però il nano gigante mi ha detto che dovevo scriverlo altrimenti mi cresceva la barba e mi soffocavo e ciao ciao. Ok? allora andiamo a bere?



NON SI VEDE MA ESISTE
dicembre 15, 2006, 11:26 am
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Sto prendendo confidenza con la mia “nuova” auto. Non riuscivo a trovare l’orologio, pensavo non ci fosse nemmeno, poi l’altro giorno ho visto una roba simile ad un orologio e ho provato a regolarlo: 08.45. Ed è rimasto fermo lì.

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Ecco perchè non lo vedevo, perchè non si muovevano le lancette. Da un orologio mi aspetto che si muovano le lancette o che scorrano i numeri. Chissà quante cose non vedo perchè mi aspetto da loro un certo comportamento che non è detto che debbano per forza di cose avere per esistere.



ANCHE IL BRUTTO è ARTE (STRALCIO DELLA tESI)
dicembre 14, 2006, 12:33 am
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Lo so che è lungo ma è interessante, su dai ho riassunto un concetto spinoso..

…William I. Miller, professore di diritto alla “Michigan Law School”, si spinge oltre affermando che non sappiamo esattamente come si formi un codice estetico che possa giudicare ciò che è “bello” e ciò che è “brutto”. Tale contrapposizione è usata spesso dalle classi culturalmente più elevate per distinguersi dalle persone con uno status sociale inferiore, ma che può portare ad una paradossale attrazione per il “brutto”, che a sua volta presuppone l’esistenza della bellezza.
Bisogna insomma che ci sia un codice estetico di riferimento. Una volta codificato come tale, però, il brutto diventa più interessante del bello perché ci permette di rompere gli schemi.
Ciò che è bello, pulito ed elegante è così associato al mondo delle regole e delle convenzioni, mentre il brutto, lo sporco se non addirittura cattivo rientra nell’ambito della libertà e della ribellione. Allora, forse, il brutto è soltanto ciò che non è ancora stato scoperto e ricondotto entro binari a noi familiari e per questo è così attraente.
Secondo il prof R. Bodei, il brutto è sempre stato considerato come l’ombra del bello, quindi sostanzialmente, all’inizio della nostra civiltà, il brutto ha la caratteristica analoga a quella del falso o a quella del male morale, cioè se ne vuole negare l’esistenza positiva.
Nella filosofia greca, soprattutto da Platone a Plotino, che più hanno teorizzato questi concetti, il brutto si presenta appunto sotto la forma del “non-essere”. Ad esempio, quando una statua manca della proporzione giusta la statua è brutta; si dice che è colpita dalla maledizione del non-essere, nel senso che c’è qualche cosa che non dovrebbe essere così.
Il brutto poi, è sempre legato all’idea di una minaccia, di qualche cosa che il bello riesce a domare, ma non completamente.
Il brutto è lo spuntare, per così dire, del caos nell’ordine. Quindi l’unica strategia per capire che cosa è il brutto, è di strapparlo nella sua storia da questa assenza di vero, di buono, e vedere come acquista progressivamente caratteri ben determinati e, anche questo progressivamente, diritto di cittadinanza nella patria dell’arte. Si è abituati a pensare che l’estetica sia soltanto estetica del bello, mentre invece la teoria, dall’Ottocento in poi, non hanno fatto distinzione tra il bello in senso classico, cioè come modello, e il bello che contiene degli ingredienti di brutto.
Esiste quindi, ancora un’idea di bello che è classica, la contemporaneità ha assunto dei modelli e considera brutto tutto ciò che non corrisponde ad essi, che ha degli scarti. Però, con questo criterio, in fondo classicistico, winckelmanniano, si dovrebbero considerare gran parte delle produzioni artistiche, artistico-religiose della nostra storia come non belle.
Dunque l’arte come prassi ha utilizzato il brutto. Si pensi alle rappresentazioni drammatiche medioevali, a Iacopone da Todi; anche la musica del Medioevo, non essendo stata riportata al clavicembalo ben temperato bachiano, ha qualcosa di stridente.
Il mondo, guardato in se stesso non obbedisce più ai canoni rigidi, classici. Quindi c’è una sensibilizzazione per il brutto, cioè per il non-classico, che matura lentamente per circa due secoli.
Seabrooks, critico e collaboratore del “New Yorker”, aggiunge che la vecchia opposizione cultura alta – cultura bassa, arte modernista e arte di massa, non funziona più. Anzi, la cultura commerciale è occasione di status e non di disprezzo, opponendo così la sua visione delle cose al criterio di M. Arnold secondo il quale “il meglio che sia stato pensato o scritto” non esiste più lasciando il posto al “flusso” dove qualunque aspetto della moda funziona. Per Seabrooks l’unico standard condiviso sul quale fondare il giudizio è l’identità, considerando ad esempio la cultura pop non come cultura di massa, ma come cultura popolare alla quale apparteniamo.