zedla zone


tanzania diario agosto 2003
aprile 17, 2006, 11:40 am
Filed under: Viaggi

afrika capanne.jpg

Autobus,capre, macchine, furgoni, mucche, carretti, un traffico pazzesco, ma le impalcature dei muratori…quelle sono la cosa che più ci ha impressionato, erano pali storti di legno e sembrava di navigare fra le palafitte…Palazzi nuovissimi e palazzi un po’ più vecchi, cinema, negozi e baracche, tante baracche, e tra le baracche e le ville, c’era forse un metro di “niente”…Che dire della strada sterrata? Era meglio viaggiare a stomaco vuoto e sperare d’ essere stanchi a tal punto di prendere sonno ugualmente!Ma dove finisce l’asfalto, inizia l’ Africa!Quello che avevamo visto prima, era forse soltanto una “strana” copia del nostro mondo, importato con gli anni e le conquiste europee. L’ Africa inizia quando compaiono le prime capanne fatte di sterco e paglia, quelle dei Masai, l’etnia che sembrerebbe la più conservatorista e tradizionalista, anche se contaminata in fondo pure lei.L’ Africa è quando la gente lungo la strada comincia a sventolare in aria la mano gridandoti “ciao”!…E venti giorni non sono bastati per portare a termine tutti lavori, anche se ci siamo andati molto vicini. La collaborazione fra di noi è stata grande ed è capitato così che l’ idraulico mettesse i pavimenti, le cuoche imbiancassero e i falegnami piantassero chiodi sul soffitto per tutto il giorno, in mancanza del trapano elettrico. Mal di schiena o no, non si poteva perdere tempo, lì dove gli orologi, graziosi soprammobili, sono fermi. Al nostro lavoro si unirono diversi operai del posto, che arrivavano il mattino presto, dopo aver percorso chissà quanti km a piedi (lì le distanze sono davvero grandi ma non fanno paura), alcuni erano cristiani, altri mussulmani, tutti parlavano in Swaili e così scoprimmo che questa è una lingua che ha radici latine e molte parole somigliavano alle nostre. Ma chi fra noi proprio non riusciva a farsi capire si spiegava a gesti o ricorreva alla classica risata e pacca sulla spalla. Ad un certo punto anche il dialetto veneto andava benissimo!…Di malaria ci si ammala solo dopo essere stati punti da una zanzara infetta e il contagio fra esseri umani non è poi così immediato. Quindi, e sembrerebbe assurdo, se di Malaria ci si deve ammalare, è meglio se capita durante il viaggio, evitando così almeno le quarantene.

…Durante la permanenza ogni tanto ci prendevamo qualche pomeriggio di pausa e così andammo ad assistere alla celebrazione di un matrimonio ai quali seguirono i battesimi comunitari. Un’ altra volta invece andammo al mercato, dove vendevano più che altro scarpe (usate), vestiti e radioline. La cosa strana era che la gente iniziò a seguirci per vedere cosa facevamo e quando avevamo raggiunto il fuori strada non c’era nessuno che non stesse guardando dalla nostra parte.

…Per strada incontravamo donne con le classiche ceste in testa, trabordanti di banane o di panni lavati al pozzo, spesso invece potevamo notare come le biciclette funzionassero da automobili in quanto riuscivano a trasportare un’ enorme quantità di rami, o secchi d’ acqua. Di sicuro correre in bicicletta non era consigliabile, date le strade così accidentate!
Anche alla polvere ci si deve abituare in fretta, non è evitabile, a meno che non si viaggi con un super modello di fuori strada con l’aria condizionata.
…Eppure la loro vita, pur essendo veramente tranquilla, non è sempre facile, di mangiare ne hanno, ma mai in più. I loro lavori vanno dalla pastorizia, alla coltivazione o alla produzione di mattoni di fango. Abituarsi a vivere con poco li induce a meravigliarsi di ricevere un piccolo dono. Non abbiamo mai visto bambini litigare o fare i capricci. C’era molto silenzio, gli odori invece erano più forti e noi non ne eravamo abituati. Siamo molto più abituati al frastuono!

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2 commenti so far
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Bello il silenzio e strano pensare al silenzio in un continente così grande.
Cmq ho visto che hai messo la foto, piccola, ma qualcosa si vede.
Un abbraccio.
Fra

Commento di Coltrane

Voglio andarci anch’io…

Commento di Biuck




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