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“Una volta ho conosciuto un tizio che si masturbava così tanto che finì per innamorarsi della propria mano. L’amava così tanto che cominciò a parlarci, ne disegnò i lineamenti con la biro e le diede un nome: Mourier. Dopo un po’, Mourier cominciò a rispondergli. Lui arrivava con dei vestitini fatti apposta, le metteva rimmel e rossetto e di notte lei, piano piano, si abbassava e lo amava con amore appassionato. Una notte, saranno state le 3, il tizio si sveglia tutto sudato e sente provenire dall’appartamento accanto tutta una serie di gemiti, mugolii. Abbassa lo sguardo sulla mano, ma non la trova, è scomparsa. C’è solo una mano monca, tutta insanguinata. Sicchè il tizio esce barcollando sul pianerottolo e nota che la porta dei vicini era aperta. Infila la testa dentro e … cosa vede sul letto? Vede la sua mano, Mourier, tutta in ghingheri e truccatissima che spompina e sollazza il vicino di casa … E’ una storia vera, ve lo assicuro!” (tratto dal film “E morì con un felafel in mano”, scritto da John Birmingham e diretto da Richard Lowenstein).
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