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Ho comprato un paio di scarpe rosse col tacco. Silenziosamente riparto, non so dove andrò e perchè lo sto facendo ma avevo voglia di scriverlo.
Si dice che un ottimo rimedio per curare un dispiacere sia acquistare qualcosa, soprattutto capi d’abbigliamento. Stasera mi metto le scarpe e vado a camminare fra i gelsi.
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Tra pochissimo parto per parigi, mi farò trasportare dal vento o dall’aereo? saluti a tutti!!!
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Pensavo di tingere l’acqua della fontana della parrocchia con la tintura di iodio e di speculare sui pellegrinaggi dei feriti. Arriverebbero inizialmente da tutti i comuni vicini e poi col passaparola ne arriverebbero altri da terre lontane. Rilancio dell’economia locale e nuovo aeroporto a San Zenone!… ah l’imprenditoria!
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“Una volta ho conosciuto un tizio che si masturbava così tanto che finì per innamorarsi della propria mano. L’amava così tanto che cominciò a parlarci, ne disegnò i lineamenti con la biro e le diede un nome: Mourier. Dopo un po’, Mourier cominciò a rispondergli. Lui arrivava con dei vestitini fatti apposta, le metteva rimmel e rossetto e di notte lei, piano piano, si abbassava e lo amava con amore appassionato. Una notte, saranno state le 3, il tizio si sveglia tutto sudato e sente provenire dall’appartamento accanto tutta una serie di gemiti, mugolii. Abbassa lo sguardo sulla mano, ma non la trova, è scomparsa. C’è solo una mano monca, tutta insanguinata. Sicchè il tizio esce barcollando sul pianerottolo e nota che la porta dei vicini era aperta. Infila la testa dentro e … cosa vede sul letto? Vede la sua mano, Mourier, tutta in ghingheri e truccatissima che spompina e sollazza il vicino di casa … E’ una storia vera, ve lo assicuro!” (tratto dal film “E morì con un felafel in mano”, scritto da John Birmingham e diretto da Richard Lowenstein).
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Non riesco ad immaginarti lì sotto e faccio fatica ad immaginarti anche là sopra.
Il cuore smette di battere (decesso per arresto cardiaco) e a quel punto non hanno più importanza i mille soprammobili e i souvenir appoggiati in ogni angolo della casa.
E gli sconosciuti mi parlano di te usando quel termine che io non voglio usare. E io sdrammatizzo con un sorriso il loro imbarazzo.
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Dentro una bolla di Big Bubble al limone c’è un bimbo biondissimo dalle mani dipinte, c’è il calendario dei pocci e una sorellina timida innamorata dell’amico di mamma e papà, c’è un gatto ciccione che si stiracchia sul davanzale, c’è una grappa alla menta e limone che va giù senza fare una piega, c’è una strada davvero strana che ti sembra di vedere il panorama dall’aereo, c’è una stanza verde zedla nella quale prima o poi vorrei stiracchiarmi, c’è un autubus per la Polonia e le lacrime di Margherita, c’è un saluto mancato e un dubbio irrisolto, c’è un astemio che ha imparato a bere e un cuoco che non ha imparato a parlare, c’è la voglia di rischiare e la fantasia che trabocca.
Dentro una bolla di Big Bubble c’è un’infinità di cose che rimangono nell’aria.
Dentro una bolla di Big Bubble c’è questo posto qui!
Grazie!
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Come quando il vino si ossigena dopo aver scosso il calice e puoi distinguere con più chiarezza i profumi, la storia e il presente di quello che c’è dentro il tuo bicchiere, così capita che qualche cambiamento e qualche testata riportino ad una visione chiara delle cose.
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Essere “anziani” non è poi così male: penso che da “giovane” avrei preso diversamente il completo ribaltamento della mia esistenza. Invece sono ancora viva. Mi chiedo cosa dovrà succedere ancora e spero che sia qualcosa di molto bello perchè le novità mi piacciono ma se sono piacevoli è anche meglio…
